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Atlantica

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Era il BUK di Modena del 2015, il 22 febbraio. Io e il mio ragazzo eravamo allo stand del S.E.U. assieme ad altri autori dell'allora non ancora associazione. Si avvicina a noi una coppia e dei due lui chiede informazioni su chi siamo, cosa facciamo... ed è così che conosco Giorgio Zanzi, finendo dal parlare del S.E.U. a parlare di libri e di gioco di ruolo. Al termine della conversazione, con la promessa di pensare all'idea di aderire alla nostra non ancora associazione, ci regala il primo libro della saga.
Con un bel po' di ritardo mi sono appropinquata alla lettura due mesi fa, decisa a leggere i libri dei colleghi che ho in casa e questo è stato il primo, un bel librone di quasi 600 pagine.

Trama:
Sono tempi difficili per il ducato di Felceri: il passo di Oveda, che attraversa i monti a nord e porta alla repubblica di Katiana, è chiuso. Le tensioni tra i due stati sono forti e provocano non pochi problemi, soprattutto economici e di approvvigionamento. In tutte le città del ducato l’esercito ha fin troppa mano libera per mantenere l’ordine e provoca ulteriori ostilità, soprattutto con le piccole comunità di elfi e nani.
A Porto d’Argento, il cuore del ducato, la confraternita dei mercanti sembra accettare in silenzio il cattivo andamento degli affari, ma in questi giorni difficili, all'improvviso, il palazzo ducale viene congelato.
E’ qui che entrano in azione i protagonisti di questo romanzo fantasy (di cui La genesi è solo la prima parte): guerrieri, elfi nani e chierici affronteranno nemici pericolosi, uniti da una forte amicizia. Coraggiosi e di buon cuore, i protagonisti di questa saga dovranno affrontare, draghi, non-morti, orchi, goblin, coboldi e, soprattutto, terribili minacce oscure. Potere politico, complotti religiosi, paure e dubbi di cuore saranno alcuni degli ostacoli che i giovani avventurieri Idra, Beltran, Cosetta, Ramas, Otik, Gorak, Martirius e Urania affronteranno affiancati e mossi da tante, diverse e personali motivazioni. Questo è il diario di una delle protagoniste: Cosetta, composto da parole a volte ragionate a volte emotive, nel tentativo di raccontare quanto la storia di Atlantica abbia travolto e trasformato la sua vita.

Questo riassume perfettamente il contenuto dell'intero romanzo.
Il libro è raccontato in prima persona da Cosetta, appunto, che scrive il suo diario partendo da 4 anni prima dell'oggi in cui sta scrivendo. A inizio libro viene spiegato il conteggio del tempo che in questo mondo ha denominazioni diverse, nulla di sconvolgente che vi renderà la lettura incasinata, tranquilli.
Il fatto è che la ragazza racconta di scene in cui non era presente, riporta alla perfezione dialoghi che non ha sentito o di cui all'epoca non capiva la lingua e tutto questo lascia abbastanza straniti e fa pensare: perchè non scegliere la terza persona ed evitare il diario se si vuole raccontare tutto?
La risposta arriva al capitolo IV, se ricordo bene. Peccato che tale capitolo sia a metà libro! L'incongruenza della faccenda potrebbe aver già scoraggiato il lettore dal proseguire...
Comunque: Cosetta, mentre scrive, rivede il passato e "vive" anche scene in cui non era presente. Praticamente non si affida solo ai ricordi, ma piuttosto a queste visioni (il motivo per cui le ha e se sia normale non ci è dato saperlo, per il momento).

Perchè ci ho messo così tanto a leggerlo? Principalmente il problema è riassumibile in una parola: ripetizioni. Ce ne sono così tante che è impossibile che il testo risulti scorrevole e oltre alle classiche ripetizioni di sostantivo (tipo solo a colpo d'occhio la stessa parola su tre righe ripetuta anche cinque volte), ci sono anche quelle di concetti e azioni che fanno venir voglia di saltare dei pezzi e andare avanti (cosa che non faccio mai, per partito preso).
Neanche i dialoghi sono impostati in una maniera molto scorrevole, a tratti sembra quasi un copione.
Il fatto di sapere che Zanzi è un master di gioco di ruolo porta a pensare che possa essere la trascrizione di una campagna dato che, se ho capito bene, questa è stata una delle sue avventure (non vorrei aver capito male). Forse una trascrizione fin troppo letterale e dettagliata che potrebbe essere alleggerita di ripetizioni e azioni superflue e scontate.
Il problema è: l'autore potrebbe aver fatto l'errore di ritenere essenziale tutto, ma la casa editrice? Nessuno lo ha letto? Le ripetizioni chiunque le nota, ce ne sono talmente tante che un correttore almeno tre quarti le avrebbe dovute rimuovere (in realtà avrebbe dovuto sistemare tutto, ma ci si poteva accontentare...)

I tre puntini. Tre punti ovunque, messi laddove non hanno senso di esistere... Capisco che abbiano un loro senso, alcuni proprio non li tollerano (poverini), ma qui ce ne sono davvero troppi, ovunque. Fanno la funzione di virgole, punti e virgola, punti, due punti... praticamente ogni pausa viene espressa con i puntini, ma non è un uso corretto! Dopo un po' non sai più come leggere le frasi e opti per ignorarli e autocorreggerti in testa le pause espressive lasciando i puntini di sospensione solo dove hanno un senso.

Di refusi, almeno per una buona parte, non ne ho trovati; dalla metà in poi, dove avevo notato un miglioramento riguardo le ripetizioni (almeno per una buona parte) sono apparsi quelli: dialoghi con la lineetta, corsivo mantenuto anche nel non parlato (il parlato in lingua diversa dal comune è scritto in corsivo), errori verbali, incongruenza femminile/maschile plurale/singolare oltre alla totale e diffusa allergia per apostrofare gli articoli indeterminativi quando si potrebbe.
Il problema è che succede spesso con i libri della GDS, quindi credo proprio che ci sia un lavoro dietro un tantino scarso... Se apri il libro a caso e fai leggere una pagina a un amico e questo inizia subito a notare gli errori... beh, siamo tutti correttori di bozze migliori? Non è proprio una gran figura per una casa editrice e a rimetterci è anche l'autore che ci si è affidato.

Lasciando da parte la forma e analizzando il contenuto, direi che questa è un'introduzione presa molto alla larga dal punto cruciale della storia. Possiamo definirlo quasi un esteso prologo che, forse, poteva essere un po' snellito e condensato. A volte la scelta, sopra citata, di far vedere a Cosetta le scene anche al di fuori del suo vissuto uccidono un po' l'effetto colpo di scena che potrebbe esserci. Forse avrei optato per far avvenire il colpo e poi spezzare con la descrizione di quanto avvenuto prima dal punto di vista di quanti in realtà Cosetta, al tempo, non aveva visto, ma son scelte.
E sono scelte pure i nomi. Non mi riferisco ai protagonisti e nemmeno agli umani, volutamente denominati con nome e cognomi per lo più italiani. La cosa che mi ha fatto storcere il naso sono gli elfi... Paul (ben due elfi con questo nome) Sebastian, Michelle, Daniel... Ok, direte voi, ognuno vede le cose a modo suo, ma io non riuscivo proprio ad associare il nome a un elfo. Abitudine derivante dai libri, dai giochi, dal fantasy classico... è un mio problema, ma in fondo questo è il mio parere sul libro.

Nonostante l'autore offra descrizioni, spesso lo fa in modo molto approssimativo che rende impossibile figurarsi bene i personaggi o alcuni ambienti e poi magari si sofferma molto su un dettaglio di poco conto. A volte si ha proprio l'impressione che al posto di mille ripetizioni, qualche sinonimo azzeccato avrebbe potuto chiarificare un attimo le cose o evitare di incasinare quelle già chiare.
Per il resto, sono sicura che se avete giocato a Dungeons&Dragons o similari, riconoscerete puntualmente una campagna di gioco, a partire dai tiri falliti, al cozzare contro la classe armatura del nemico... In alcuni punti la prosa nasconde meglio o peggio la natura meccanica di alcune parti del gioco, però la natura caotica ma buona dei nani... no... per un estraneo dei giochi di ruolo una natura "caotica ma buona" non significa niente, è un termine troppo tecnico.

I protagonisti mi risultano più o meno tutti allo stesso livello. Non mi sono particolarmente affezionata a nessuno, tutti hanno i loro difetti e i loro pregi... Dovessi scegliere, sceglierei per odio, nel senso che dall'elenco Urania è troppo buona (mi stanno allergici i buoni peace&love XD) e Martirius, troppo stronzo (in rivalutazione, forse?). Per il resto c'è un certo altalenare caratteriale che me li rende tutti in generale un po' poco definiti, ancora.

Ho apprezzato maggiormente la parte politica a Porto d'Argento o, paradossalmente, le scene dove erano esclusi i protagonisti, quelle che Cosetta ha visto solo nelle visioni (me ne sovvengono due, entrambe quasi alla fine del libro, al tempio degli elfi e alla festa di fine stagione).
Non credo dipenda dal fatto che non mi stia troppo simpatica Cosetta, né dalla prima persona (io stessa ho scritto libri in prima persona). Penso sia dovuto al fatto che, esulando dalla routine di gruppo, sia stata più difficile la ripetizione di concetti... e credo che, se fossero risolti i problemi sopra, la distinzione non si noterebbe più.
Tecnicamente, credo, dovrebbe essere un libro in crescendo. Già questa prima parte è in salita a livello di eventi e problemi e, date le premesse, dovrebbe essere così fino alla creazione/scoperta/non so di Atlantica e alla descrizione del presente e forse anche del futuro? Non lo so. La partenza è sicuramente lenta, ma potrebbe evolversi in qualcosa di meglio (confidando che prima o poi la casa editrice faccia delle correzioni come dovrebbe).

Il secondo libro della saga, La Fondazione, è già uscito ed ha circa 200 pagine in meno. Ne ho letto un piccolo estratto e credo che alcuni problemi di questa prima parte siano rimasti, come le ripetizioni e i tre puntini... Non so a che distanza l'autore li abbia scritti, ma di base la casa editrice è la stessa e se l'autore non ha cambiato modo di scrivere, i correttori di bozze saranno sempre gli stessi a distanza di un anno...

Ero partita con aspettative migliori, sia perchè di solito parto sempre positiva verso i colleghi, sia perchè se vi capita di parlare con l'autore, sarete travolti dal suo entusiasmo e dal sostegno che porta alla sua opera. Purtroppo penso che in parte la colpa vada anche alla casa editrice: se un autore deve dividere il suo lavoro con una c.e., allora quella c.e. deve metterci del suo per meritarsi la sua parte, cosa che qui mi pare non esista...

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